
UN’AVVENTURA COMINCIATA INSIEME DA BAMBINI
Giulio e Nicola, amici dai corsi di vela per i mari col team di ”Luna Rossa”.
Spagna, Nuova Zelanda, Emirati Arabi e ora ancora il sogno della Coppa America
Una grande passione per il mare e per la vela, trasformata in un lavoro che li ha portati e li porta tutt’ora a girare il mondo, raccogliendo grandi successi e soddisfazioni personali. È la storia di due giovani triestini, Giulio e Nicola, impegnati, in diversi ruoli, nel team dell’imbarcazione Luna Rossa – Team Prada.
Giulio Giovanella, 28 anni, velista, ha vinto due titoli italiani di match race e il Giro d’Italia a vela, oltre ad una Nation Cup a Trieste. Nel 2007 ha partecipato all’America’s Cup con Mascalzone Latino e nel 2009 con Prada ha vinto la Middle Sea Race. Inoltre si è piazzato al secondo posto alla Fastnet Race e alla Cowes Week e terzo nel Mondiale Maxi a Porto Cervo. Attualmente è prodiere di Luna Rossa a bordo dell’imbarcazione TP 52
Nicola Davanzo, 25 anni, è stato press officer di Mascalzone Latino dal 2006 al 2009, prendendo parte alla trentaduesima Coppa America, e inviato di ”Repubblica” in Nuova Zelanda durante le regate Louis Vuitton. Ora è responsabile delle pubbliche relazioni di Luna Rossa-Team Prada.
L’avventura dei due amici, a contatto con il mondo del mare, è cominciata da bambini. «Abbiamo iniziato da piccoli, frequentando i corsi vela – ricorda Giulio – poi durante l’adolescenza abbiamo scelto due percorsi di studio e di crescita diversi e ci siamo ritrovati nel 2006 insieme, ma con ruoli differenti nel team di Mascalzone Latino per la Coppa America e oggi continuiamo a lavorare insieme nel team di Luna Rossa».
Ben diversi i compiti per Giulio e Nicola. «In regata mi occupo delle issate e delle ammainate delle vele di prua in prossimità delle boe e durante le fasi di partenza sono in stretto contatto con il timoniere per il ”time on distance” dalla linea», spiega Giulio. «Il mio è un ruolo molto dinamico, in più quando non navighiamo mi occupo della messa a punto della barca e dell’albero, continuamente apportiamo delle modifiche e cerchiamo di migliorarci». «Di media alle regate ci sono un centinaio di giornalisti da tutto il mondo e tutti hanno una richiesta, il mio compito invece – racconta Nicola – è riuscire ad accontentarle tutte seguendo le strategie di comunicazione pensate per lo sponsor e il team».
Tante le soddisfazioni raccolte negli ultimi anni lontano da casa. «La più grande – sottolineano – è quella di vedere, oltre al risultato sportivo, il calore e l’affetto che la gente, ovunque, ti riserva quando arrivi in un porto nuovo, una nuova città. La cosa più bella è ripartire portando il ricordo delle persone, dei piccoli gesti e dei momenti passati insieme».
Negli ultimi anni i due triestini hanno girato il mondo, dalla Nuova Zelanda agli Emirati Arabi e ancora tutti i Paesi toccati nel corso delle varie competizioni. Base fissa per molto tempo è stata Valencia. «È una città viva, capace di migliorarsi in pochissimo tempo, continuamente in evoluzione e molto intraprendente», raccontano. «I valenciani cercano sempre di cogliere qualunque opportunità utile alla loro città, promuovendola come sede di eventi sportivi e culturali».
Per il futuro ora entrambi sognano di nuovo la Coppa America e il prossimo evento potrebbe svolgersi a San Francisco nel 2013, una rotta dunque verso gli Stati Uniti e ancora in giro lontano da Trieste, che resta sempre nei pensieri dei due giovani.
«Ci manca la tranquillità, è una città meravigliosa ed è un piacere tornare ogni volta a casa per rilassarsi. Frequentare i posti di sempre… Un ”toch” a Barcola e uno spritz in piazza tra un ”no se pol” e l’altro dei triestini – concludono – è fantastico».
Micol Brusaferro
perolpiù studenti delle scuole superiori, miei coetani. Insieme ad altri ragazzi creammo un’odata di entusiasmo e di informazione (così venne definita la nostra azione ndr.) che coinvolse appunto centinaia e centinaia di studenti e triestini, entusiasti dell’occasione. Non si doveva perdere, tutti erano daccordo. Una sfida non facile ma affrontata con il giusto entusiasmo da tutta la città. Il verdetto fu diverso dalle aspettative. A Parigi arivammo con un entusiasmo incontenibile tutti insieme: c’erano politici, ministri, sottosegretari, sindaco, autorevoli esponenti del mondo scientifico, troup di giornalisti, semplici cittadini e tanti ragazzi. Ma tutti lì eravamo sullo stesso piano, nello stesso albergo, con lo stesso obiettivo. Il tutto però fini nel pomeriggio quando il verdetto vide Saragozza vincere la competizione, con un buon distacco rispetto a Trieste. La situazione tramutò, ognuno per i fatti suoi. Addio tutto e tutti. Ritornando con un caro amico verso Trieste pensai che tutto il lavoro fatto non doveva essere perso. Se a Trieste avevamo creato qualcosa di straordinario in favore della nostra città, a Saragozza gli studenti protestavano contro un Expo speculativo che avrebbe rovinato la loro città, scegliendo di non apoggiare la candidatura ma anzi prendendo con noi contatto via mail.
La loro era un’azione importante e grandiosa. Il giornale Il Piccolo di questo non scrisse, scrisse però, per oltre 10 giorni, dell’argomento post-vittoria, intervistando l’uno e l’altro politico di turno…ma a noi nessuno chiese niente. Si sa i giovani sono utili quando lavorano, quando devono parlare è meglio che tacciano. Non persi l’entusiasmo e dopo alcuni anni scelesi di mettermi al servizio della comunità partendo dalla Circoscrizione. Il resto è cronaca quotidiana. Il pensiero dell’Expo me lo sono portato dietro riproponendo la candidatura per l’










Ultimi commenti