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Non farti imbottigliare

“Una acqua che rappresenti uno stile di vita”: questo è uno slogan che caratterizza le campagne pubblicitarie delle acque minerali.
Ed è ovvio che la promozione di questa o quella acqua minerale deve affidarsi a frasi che siano più affascinanti possibile ma che puntino sulla retorica anziché sulla concretezza, poiché è noto che le qualità organolettiche di tutte le acque minerali sono abbastanza simili tra loro. Si sa che la pubblicità è l’anima del commercio e si sa che il commercio, in un Paese democratico come il nostro, è libero. Ma altrettanto libera è la voce di chi si batte per quel “diritto all’acqua” che in un certo senso è in “conflitto di interessi” con il business delle acque minerali. Per chi crede nel principio universale che l’acqua è un bene pubblico (vedi elenco dei locali nel FVG che distribuiscono acqua di rubinetto) l’ “acqua che rappresenti uno stile di vita”non è quella minerale, ma è quella “del Sindaco” (così scherzosamente viene chiamata l’acqua del rubinetto): per rimarcare che il Comune, la Regione e e lo Stato devono considerare l’acqua come un “bene comune”, come un prezioso tesoro che non può essere privatizzato. Purtroppo oggi gli italiani hanno il (triste) primato mondiale nel consumo di acqua minerale. Le differenti marche di acqua minerale sono in competizione tra loro per quanto concerne la “marca” della bottiglia, ma sono in perfetta sintonia tra loro nel far credere ai consumatori che “comprare” l’acqua sia “normale”: Eh no, non è normale affatto! La rivista Altraeconomia ha chiesto una regolamentazione per evitare la pubblicità ingannevole delle acque minerali. Ma gli spot sono così insistenti, che moltissimi italiani ritengono addirittura che l’acqua minerale sia un prodotto “indispensabile” per la salute! La supremazia della bottiglia è un falso mito del marketing. In Italia gli acquedotti vengono controllati, e ancor più rigoroso diventa il controllo quando la gente si ribella all’andazzo di comprare l’acqua, e chiede che l’acqua della fontana sia potabile, ed anche gradevole. Il business dell’imbottigliamento è tra i più redditizi, coinvolge 164 società italiane, che producono circa 300 marche di acqua. I canoni fissati dalle Regioni come corrispettivi per il prelievo sono bassissimi: in media i produttori di acqua minerale pagano 6 Euro per 10.000 litri di acqua prelevata! Mentre noi cittadini paghiamo l’acqua di rubinetto 60-80 centesimi a metro cubo (mille litri) e l’acqua minerale 40 centesimi per una bottiglia di 1,5 litri (ma non al bar!), cioè 25 centesimi al litro: 250 euro a metro cubo. Talvolta avviene che nelle località dove le aziende effettuano il prelievo si esauriscano le sorgenti e – ironia della sorte – la popolazione resta senz’acqua mentre da lì partono i tir pieni di bottiglie … E questi tir scorrazzano per l’Italia tanto che – la follia non ha limiti! – in Sicilia si beve acqua molisana o a Trieste si beve l’acqua dell’Umbria…. Siamo invasi da bottiglie di plastica, occorre petrolio per fabbricarle, si inquina l’aria e si intasano le strade per trasportarle, e poi … ci vogliono sempre più discariche per smaltirle. Perciò il Comitato Italiano per il Contratto sull’Acqua si è rivolto a tutti i cittadini lanciando uno slogan semplice e sicuramente non ingannevole: “Non farti imbottigliare!”

*fonte: altro molise