
Dura la vita del matematico. Una vita dedicata ad una passione che spesso conduce ad una semi emarginazione involontaria dal resto della società. Il matematico “tipo”, infatti, passa gran parte delle sue giornate sui numeri o evoluzioni – a noi umani incomprensibili – di quest’ultimi e, raramente, viene immaginato come un abile sportivo o amante della disco. Non per questo, non esistono delle eccezioni. Io non ne conosco, ma mi piace pensare che esistano. Non puo’ essere che così. Di certo, nell’immaginario globale della gente lo stereotipo del matematico viene inserito nella categoria più lontana dal gentil sesso. La realtà, in questo caso, non è distante dalla fantasia. Il matematico è vergine. O meglio: l’83% dei matematici sono vergini. Più precisamente: l’83% dei matematici iscritti al Wellesley College sono ancora vergini. Una recente statistica americana svolta nel Maryland, nel college soprascritto, riporta infatti come oltre tre quarti degli iscritti alla facoltà di matematica risultino ancora illibati.
E’ altresì curioso vedere nel grafico come gli studenti di arte siano i più attivi, sessualmente parlando.
Qui sopra riporto la statistica raffigurante sull’asse verticale (lascio ai matematici la parola “ordinate”) la percentuale di verginità, mentre su quella orizzontale le facoltà presenti nell’ateneo. Di certo questi dati fanno sorridere ed oltre a non aumentare il livello di reputazione in termini di prestazione sessuale per chi studia matematica, sottolineano come in America persista un interesse, quasi un’ossessione, sui comportamenti sessuali dei giovani. Lascia comunque il tempo che trova il risultato di tale ricerca, se non altro per l’ambigua 5° posizione assegnata agli informatici! Ad ogni modo, se così fosse, si deduce che “la matematica rende ciechi”, lascio a voi immaginare il perché.
PS: Chimica e Biochimica viaggiano in parallelo ma paiono meno “nerds” …


















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