Archive for the 'cose di nicola' Category

Il Piccolo – 28 giugno 2010


UN’AVVENTURA COMINCIATA INSIEME DA BAMBINI
Giulio e Nicola, amici dai corsi di vela per i mari col team di ”Luna Rossa”.
Spagna, Nuova Zelanda, Emirati Arabi e ora ancora il sogno della Coppa America

Una grande passione per il mare e per la vela, trasformata in un lavoro che li ha portati e li porta tutt’ora a girare il mondo, raccogliendo grandi successi e soddisfazioni personali. È la storia di due giovani triestini, Giulio e Nicola, impegnati, in diversi ruoli, nel team dell’imbarcazione Luna Rossa – Team Prada.
Giulio Giovanella, 28 anni, velista, ha vinto due titoli italiani di match race e il Giro d’Italia a vela, oltre ad una Nation Cup a Trieste. Nel 2007 ha partecipato all’America’s Cup con Mascalzone Latino e nel 2009 con Prada ha vinto la Middle Sea Race. Inoltre si è piazzato al secondo posto alla Fastnet Race e alla Cowes Week e terzo nel Mondiale Maxi a Porto Cervo. Attualmente è prodiere di Luna Rossa a bordo dell’imbarcazione TP 52
Nicola Davanzo, 25 anni, è stato press officer di Mascalzone Latino dal 2006 al 2009, prendendo parte alla trentaduesima Coppa America, e inviato di ”Repubblica” in Nuova Zelanda durante le regate Louis Vuitton. Ora è responsabile delle pubbliche relazioni di Luna Rossa-Team Prada.
L’avventura dei due amici, a contatto con il mondo del mare, è cominciata da bambini. «Abbiamo iniziato da piccoli, frequentando i corsi vela – ricorda Giulio – poi durante l’adolescenza abbiamo scelto due percorsi di studio e di crescita diversi e ci siamo ritrovati nel 2006 insieme, ma con ruoli differenti nel team di Mascalzone Latino per la Coppa America e oggi continuiamo a lavorare insieme nel team di Luna Rossa».
Ben diversi i compiti per Giulio e Nicola. «In regata mi occupo delle issate e delle ammainate delle vele di prua in prossimità delle boe e durante le fasi di partenza sono in stretto contatto con il timoniere per il ”time on distance” dalla linea», spiega Giulio. «Il mio è un ruolo molto dinamico, in più quando non navighiamo mi occupo della messa a punto della barca e dell’albero, continuamente apportiamo delle modifiche e cerchiamo di migliorarci». «Di media alle regate ci sono un centinaio di giornalisti da tutto il mondo e tutti hanno una richiesta, il mio compito invece – racconta Nicola – è riuscire ad accontentarle tutte seguendo le strategie di comunicazione pensate per lo sponsor e il team».
Tante le soddisfazioni raccolte negli ultimi anni lontano da casa. «La più grande – sottolineano – è quella di vedere, oltre al risultato sportivo, il calore e l’affetto che la gente, ovunque, ti riserva quando arrivi in un porto nuovo, una nuova città. La cosa più bella è ripartire portando il ricordo delle persone, dei piccoli gesti e dei momenti passati insieme».
Negli ultimi anni i due triestini hanno girato il mondo, dalla Nuova Zelanda agli Emirati Arabi e ancora tutti i Paesi toccati nel corso delle varie competizioni. Base fissa per molto tempo è stata Valencia. «È una città viva, capace di migliorarsi in pochissimo tempo, continuamente in evoluzione e molto intraprendente», raccontano. «I valenciani cercano sempre di cogliere qualunque opportunità utile alla loro città, promuovendola come sede di eventi sportivi e culturali».
Per il futuro ora entrambi sognano di nuovo la Coppa America e il prossimo evento potrebbe svolgersi a San Francisco nel 2013, una rotta dunque verso gli Stati Uniti e ancora in giro lontano da Trieste, che resta sempre nei pensieri dei due giovani.
«Ci manca la tranquillità, è una città meravigliosa ed è un piacere tornare ogni volta a casa per rilassarsi. Frequentare i posti di sempre… Un ”toch” a Barcola e uno spritz in piazza tra un ”no se pol” e l’altro dei triestini – concludono – è fantastico».
Micol Brusaferro

La mia prima volta

Oggi per la prima volta ho vestito i panni di Ufficiale dello Stato Civile ed officiato il mio primo matrimonio su delega del Sindaco di Trieste. I novelli sposi sono una coppia di cari amici, a cui rinnovo ancora i miei più sentiti auguri! Viva!

PS: Mi accusano di averci preso gusto. E’ vero.

’sti cazzi!

…non aggiungo altro.

Le Olimpiadi e l’Italia caucasica

E chi lo ha detto che per partecipare alle Olimpiadi bisogna sputare sangue, arrivare più in alto degli altri, vincere ed essere il meglio per la propria nazione? La soluzione, nel caso in cui siate “non all’altezza”  nel proprio Stato, ma nella vostra carriera abbiate comunque vinto qualcosa sulle nevi di casa vostra, e abbiate anche qualche soldino da parte, è semplice: cambiate Stato.

Gaia Bassani Antivari ne è un esempio, avvocatessa – milanese – classe 1978, alle ultime Olimpiadi invernali di Vancouver ha indossato la casacca caucasica della Repubblica dell’Azerbaigian, ha fatto il suo gigante, è arrivata terzultima, ha tentato lo speciale, è caduta… da parte sua aveva un ginocchio mal messo, e poi…”lei c’era!”

Scrive Flavio Vanetti sul blog del Corriere.it

Tra coloro che incarnano il più puro spirito olimpico, cioè i peones che scendono prima di tutto per esserci, non poteva mancare l’italiana che aveva già gareggiato per Grenada. Stavolta è diventata… azera. Con residenza, dicono le guide ufficiali, a Baku, anche se lei vive a Milano. Però il merito di Gaia è di aver gareggiato con due legamenti (crociato e collaterale) di un ginocchio saltati. “Me li sono rotti il 16 febbraio in allenamento”. Ha stretto i denti e ha concluso la sua prova. “Adesso rientro e devo farmi operare”.

Brava! Tanto di cappello per gli sforzi sportivi fatti da questa atleta che di certo avrà fatto i suoi sacrifici e di certo scia molto meglio di altri, ma come la mettiamo con l’appartenenza, la sportività e perchè no…la dignità? A voi i commenti, io ne posto uno appena letto che mi pare condivisibile:

L’italiana nell’Azerbaigian? Senza averci veramente vissuto, senza conoscerne la lingua, senza sentirsi una di loro? Secondo me dovrebbero impedire partecipazioni di questo tipo alle Olimpiadi. Alla signora, tanto decoubertiniana da partecipare con i legamenti rotti, vorrei chiedere se non le sembra ridicolo, o forse addirittura offensivo, “comprarsi” una finta cittadinanza solo per gareggiare alle Olimpiadi. Immagino che uno non abbia troppo da vantarsi di una cosa del genere.

Un grande traguardo e’ tale se e’ stato meritato. Per fortuna ci sono cose (non le Olimpiadi) che ancora non si possono comprare con i soldi (la dignita’, ad esempio).

W la dignità!

Franco Pivoli affida la comunicazione a Numa

La società Franco Pivoli & C., leader in Italia nell’attività di distribuzione, ha deciso di affidare l’attività di comunicazione e relazione con i media all’agenzia Numa Italia di Nicola Davanzo.
Franco Pivoli & C. nasce a Milano nel 1986 per distribuire in esclusiva per l’Italia il marchio MUSTO, azienda leader mondiale nella produzione di abbigliamento tecnico da vela, caccia ed equitazione. Nel corso degli anni ha lavorato con molte aziende prestigiose, tra queste: Gottifredi Maffioli, Gerber, Holmenkol, Deep Blue, Blue Fox e Dr. Sonic e ultimamente ha acquisito Baltic Safety Products.
Oggi la rete commerciale è formata da oltre 300 punti vendita su tutto il territorio nazionale.
Numa Italia avrà il compito di gestire le attività di pubbliche relazioni ed ufficio stampa, sviluppando un piano di comunicazione mirato a dare piena visibilità dell’offerta Pivoli ed ai marchi distribuiti, valorizzando il posizionamento sul mercato italiano e contribuendo a diffondere e rafforzare l’immagine aziendale presso i pubblici di riferimento.

mustopivoli

La società Franco Pivoli & C., leader in Italia nell’attività di distribuzione, ha deciso di affidare l’attività di comunicazione e relazione con i media all’agenzia Numa Italia di Nicola Davanzo.

Franco Pivoli & C. nasce a Milano nel 1986 per distribuire in esclusiva per l’Italia il marchio MUSTO, azienda leader mondiale nella produzione di abbigliamento tecnico da vela, caccia ed equitazione. Nel corso degli anni ha lavorato con molte aziende prestigiose, tra queste: Gottifredi Maffioli, Gerber, Holmenkol, Deep Blue, Blue Fox e Dr. Sonic e ultimamente ha acquisito Baltic Safety Products.

Oggi la rete commerciale è formata da oltre 300 punti vendita su tutto il territorio nazionale.

Numa Italia avrà il compito di gestire le attività di pubbliche relazioni ed ufficio stampa, sviluppando un piano di comunicazione mirato a dare piena visibilità dell’offerta Pivoli ed ai marchi distribuiti, valorizzando il posizionamento sul mercato italiano e contribuendo a diffondere e rafforzare l’immagine aziendale presso i pubblici di riferimento.

Decalogo lessicale

itagliaRegole per scrivere in italiano corretto:

- Concordare i pronomi con il suo antecedente.
- Non usare virgole, che non sono, necessarie.
- Il verbo devono concordare con il soggetto.
- E’ importante un’ uso corretto dell’apostrofo.
- Bisogna che si sappi usare il congiuntivo.
- E’ importante servirsi del pronome relativo che si collegano le frasi e si evitano ripetizioni.
- Rileggere sempre ciò che si è scritto per vedere se qualche parola.
- L’ ortografia è esenziale

Back in office…

Alberi a Porto Rotondo

Mascalzone Latino XIV Porto Rotondo

Mascalzone Latino Farr 40 a Porto Rotondo

…a Porto Rotondo per la prima tappa del Circuito Europeo Farr 40 con Mascalzone Latino.

Crescere rosicchiando

Oliver rosicchia una scarpa Oliver ha 8 mesi di vita

Sono passati otto mesi da quando Oliver è nato. In questo tempo non ha imparato niente. E’ giusto così. Lui sa fare le cose sue. Lo stretto necessario. Non sa fare nulla del tipo dare la zampa, riportare un oggetto, stare al passo, etc. Cose che umani-allevatori decidono per loro divertimento/utilità di insegnare ai cani. Cose non da Oliver. Lui vive felice senza strane lezioni, è molto educato e sa comportarsi di natura in ogni situazione (in ristorante, in barca, con estranei, etc.). Oliver si può riassumere negli aggettivi affettuoso, pigro, tonto, timido, goloso e giocherellone. Quest’ultimo in particolar modo. E come da norma di primo arrivato è pieno di attenzioni da parte di tutta la famiglia. Attenzioni che lui ricambia in un modo esagerato ogni qualvolta si ritorna a casa. Di certo però qualche difetto (più o meno trascurabile) non gli manca. Uno di questi è la sua propensione a rosicchiare di tanto in tanto con molta cura e senza troppo farsi vedere l’angolo di un tappeto, un tacco di una scarpa, un caricabatterie, lo stipite di una porta. Il tutto solo e unicamente di proprietà “Paolo Davanzo”. Hi Hi Hi.

Il tappeto persiano rosicchiato L'angolo del tappeto persiano rosicchiato

La scarpa rosicchiata
La porta rosicchiata
Il rovescio di un tappeto rosicchiato

Valentino, the humidifier dancer

Valentino DDR

Vi presento Valentino. E’ colui il quale si può definire come l’eccezione che conferma la regola. Nel mio precedente post sui matematici, definiti non troppo attivi sessualmente da una recente ricerca americana, avevo sottolineato come a mio avviso esistesse di certo qualche eccezione ai nerds solo numeri, niente sesso e disco dance. Ebbene ecco a voi l’eccezione. Ieri avevo affermato di non conoscerne nessuna, limitandomi a pensare che esistessero, ma – mea culpa – mi sbagliavo. Ventotto anni all’anagrafe, triestino, compagno di classe di mio fratello Giorgio, conosco Valentino dai tempi del liceo. Con lui ho passato diversi inverni a sciare a Pecol e diverse serate danzanti con il DDR. Sebbene infatti non si possa definire un ballerino da pista (il suo movimento del corpo durante il ballo è forse più simile ad un uomo che tenta di togliersi un enorme ragno da sotto la camicia, LOL) è un mago del tappeto luccicante, il DDR. Fanatico della Dance Dance Revolution (DDR appunto), Valentino Tosatti (per gli amici Vale) allo scadere del conto alla rovescia che fa partire la musica ed apparire le frecce sullo schermo, parte a qualunque ritmo di gioco e non c’è flamenco o rock’n'roll che lo freni. Più frecce scorrono sul monitor più velocemente pigia a ritmo i tasti che si illuminano sulla pedana. Sfidarlo è un’impresa ardua per anche il miglior ballerino. Ci ha provato una studentessa del MIT. Il risultato è immaginabile: “The Humidifier” (letteralmente “l’umidificatore”), così è stato soprannominato Valentino dai giornali americani, ha stracciato sulle note di “We Are the Champions” dei Queen l’impavida concorrente. Vedere per credere. Oltre alla dance revolution, Valentino è un appassionato di sport: sci e bici in particolare. Laureato all’Università Normale di Pisa, svolge il dottorato di ricerca presso l’Harvard University. “Abile” anche con le donne – da quando lo conosco io è sempre stato fidanzato. Attualmente la sua compagna è una ragazza cinese. Come l’ha conosciuta? Imparando il cinese naturalmente. Oltre all’inglese, francese, tedesco, parla correttamente anche quello (e conose più di 500 idiogrammi!). La sua professione? Matematico naturalmente…

Non est fas respicere

Joseph Ratzinger

Io non sono cattolico. Sono stato educato per oltre dieci anni presso istituti cattolici, dall’asilo Montessori sino alle medie in collegio. La mia maestra era una suora. Tante suore. Troppe. Per un decennio ci hanno provato, ma con me non deve aver funzionato qualcosa. Il risultato è diverso da quello che molti si aspettavano. Non condivido le ideologie della chiesa cattolica ma le rispetto. Questo e altro l’ho imparato: il rispetto prima di tutto. Il rispetto non è ossequio, deferenza, riverenza. E’ attenzione e riguardo per le persone, le istituzioni e le cose. E’ la prima categoria d’ogni forma educativa. Se non lo si impara in maniera razionale lo si può apprendere con un po’ di buon senso. Il buon senso, al giorno d’oggi, non dilaga. “E l’Aids non si vince con preservativi“: frase esempio di mancanza di buon senso e di rispetto nei confronti di chi di Aids muore. Il rispetto, a mio parere, per essere tale deve esistere in entrambi i sensi.  Se ciò non avviene, non può esistere una comunità che si rispetti reciprocamente. Chi non porta rispetto non è rispettabile.
In Italia non siamo abituati a considerare parole dette dal papa come una mancanza di rispetto (anzi!), in Francia riescono a buttarla sul ridere, e nel resto d’Europa qualcuno ancora un po’ di buon senso riesce ad averlo. Ritengo vero che “un uomo è tanto più rispettabile quante più sono le cose di cui si vergogna” (cit.). Secondo voi quest’uomo si vergogna? Secondo me no.

PS: Dieci anni di educazione cattolica non sono serviti nemmeno a mio fratello. Che non sia ora di cambiare metodo?