Le Olimpiadi e l’Italia caucasica

E chi lo ha detto che per partecipare alle Olimpiadi bisogna sputare sangue, arrivare più in alto degli altri, vincere ed essere il meglio per la propria nazione? La soluzione, nel caso in cui siate “non all’altezza”  nel proprio Stato, ma nella vostra carriera abbiate comunque vinto qualcosa sulle nevi di casa vostra, e abbiate anche qualche soldino da parte, è semplice: cambiate Stato.

Gaia Bassani Antivari ne è un esempio, avvocatessa – milanese – classe 1978, alle ultime Olimpiadi invernali di Vancouver ha indossato la casacca caucasica della Repubblica dell’Azerbaigian, ha fatto il suo gigante, è arrivata terzultima, ha tentato lo speciale, è caduta… da parte sua aveva un ginocchio mal messo, e poi…”lei c’era!”

Scrive Flavio Vanetti sul blog del Corriere.it

Tra coloro che incarnano il più puro spirito olimpico, cioè i peones che scendono prima di tutto per esserci, non poteva mancare l’italiana che aveva già gareggiato per Grenada. Stavolta è diventata… azera. Con residenza, dicono le guide ufficiali, a Baku, anche se lei vive a Milano. Però il merito di Gaia è di aver gareggiato con due legamenti (crociato e collaterale) di un ginocchio saltati. “Me li sono rotti il 16 febbraio in allenamento”. Ha stretto i denti e ha concluso la sua prova. “Adesso rientro e devo farmi operare”.

Brava! Tanto di cappello per gli sforzi sportivi fatti da questa atleta che di certo avrà fatto i suoi sacrifici e di certo scia molto meglio di altri, ma come la mettiamo con l’appartenenza, la sportività e perchè no…la dignità? A voi i commenti, io ne posto uno appena letto che mi pare condivisibile:

L’italiana nell’Azerbaigian? Senza averci veramente vissuto, senza conoscerne la lingua, senza sentirsi una di loro? Secondo me dovrebbero impedire partecipazioni di questo tipo alle Olimpiadi. Alla signora, tanto decoubertiniana da partecipare con i legamenti rotti, vorrei chiedere se non le sembra ridicolo, o forse addirittura offensivo, “comprarsi” una finta cittadinanza solo per gareggiare alle Olimpiadi. Immagino che uno non abbia troppo da vantarsi di una cosa del genere.

Un grande traguardo e’ tale se e’ stato meritato. Per fortuna ci sono cose (non le Olimpiadi) che ancora non si possono comprare con i soldi (la dignita’, ad esempio).

W la dignità!

5 Responses to “Le Olimpiadi e l’Italia caucasica”


  1. 1 US

    Non condivido. Non è una questione di dignità ma di occasioni che nella vita si possono cogliere o meno. Credo che, potendolo fare, chiunque lo avrebbero fatto. Molti altri atleti hanno infatti sfruttato situazioni del genere (l’elenco è lungo…).
    In ogni caso: quale diritto di sentenziare sui sacrifici e i meriti di persone che, non credo, si conoscano se non per lo scoop di alcuni giornalisti?
    Non mi sono mai rotto i legamenti e non so quanto si possa stare male ma non ho mai sentito di nessuno correre nelle stesse condizioni.
    Qualunque sia la nazionalità della signora: complimenti per la dignità di aver gareggiato nonostante il sicuro dolore fisico.

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