Vivere soli, morire soli

suicidio

Trieste da molto tempo è in vetta alla classifica di due tristi primati: il numero di famiglie composte da UN solo componente ed il numero di suicidi. Due aspetti spesso collegati tra loro: solitudine e morte. Vivere soli, morire soli. La morte cercata volontariamente da un suicida mette a nudo il problema stesso del senso della vita, che per alcuni è  un dono e per altri un compito, un bene di consumo, che si usa e si può’ gettare a piacimento. Difficile da credere se si pensa al livello di qualità della vita che porta la nostra città ai vertici delle graduatorie nazionali (6° posto nel 2008). Una controversia logica che regola la surreale vita triestina. Negli ultimi dieci anni, seppur sia ancora da considerarsi grave la situazione, il fenomeno è andato visibilmente diminuendo; merito della prevenzione che dal 1996 è attiva sul territorio grazie soprattutto al Dipartimento di salute mentale. L’Istat rivela però che la nostra città è al 4° posto nazionale per numero di suicidi/ogni centomila abitanti. Il podio è composto da Vercelli (1°), Sondrio (2°) e Savona (3°). Inutile e triste dirlo, nel Friuli Venezia Giulia il capoluogo Giuliano non ha rivali: le altre provincie si attestano su valori equivalenti alla metà o poco via. Da rilevare inoltre come, nonostante Trieste abbia un indice di vecchiaia più alto sia rispetto a quello regionale sia a quello nazionale, il numero di suicidi è maggiore nella popolazione tra i 25 e i 44 anni. Dati alla mano c’è di che riflettere.

7 Responses to “Vivere soli, morire soli”


  1. 1 Mars

    che triste…

  2. 2 Bibliotopa

    aggiungi le morti solitarie, trovati in casa dopo alcuni giorni: ma non so se per loro non sia stato meglio morire a casa che vegetare in casa di riposo. Non dimentichiamo gli anziani che si suicidano buttandosi giù dalle finestre delle case di riposo- e le case di riposo che proibiscono agli ospiti di avvicinarsi alla finestra

  3. 3 Daniela

    forse..dico forse…e’ anche colpa della diffidenza che induce alla solitudine, dico questo perche’ (e’ una teoria tutta personale) il triestino e’ per sua natura chiuso e diffidente verso l’altro. Il termine:” cos’tega de guardar?” ” la me ga ditto che stago ben chissa’ cossa la vol?!” e’ tipico nel ns frasario, basta uscire da Trieste e il mondo anche giovanile e’ molto piu’ aperto a nuove conoscenze ecc. Un tema ampio che varrebbe la pena approfondire.
    ciao

  4. 4 Gianpaolo

    “parole sante” Nn sono Triestino ma è una città ke mi piace, con annessi e connessi. Io con amici triestini ho avuto esperienze di socializzazione diverse (positive e negative) e devo ammettere ke nella maggior parte dei casi è andata proprio come dice Daniela. Anke se poi, rotto il ghiaccio, i Triestini sono anke migliori di tanti altri.
    Scusate l’intromissione ma mi andava.
    ciao a tutti

  5. 5 ffdt

    Concordo con l’osservazione secondo cui per alcuni la vita sia un dono mentre per altri sia un bene di consumo, ma non credo che vi sia nessuno che la getti “a piacimento”. In alcuna delle accezioni del termine.

    Vivere e’ maledettamente attraente (anche se a volte parecchio difficile) e, a mio avviso, chi decide di rinunciarvi ci sta dicendo che per lui era divenuta un fardello insopportabile (immagino che sia rispettoso ed opportuno togliere da questa ipotesi i casi di incapacita’ di intendere e di volere, anche se temporanea).

    Un tanto ci conduce a riflettere sul fatto che se la nostra citta’ e’ incoerentemente ai vertici della “buona qualita’ di vita” ma anche ai vertici dei suicidi una delle due attribuzioni deve per forza essere sbagliata.

    Rimane da vedere se si sbaglia chi si getta dalla finestra oppure chi sceglie i parametri su cui decretare la “buona qualita’” della vita degli altri, ma temo che questa sia una domanda retorica.

  6. 6 free81

    Concordo pienamente con le osservazioni fatte. La nostra città è chiusa in tutti i sensi, geograficamente e mentalmente. Non ci sono punti per socializzare ed è molto facile che una persona, anche giovane, rimanga sola. La solitudine purtroppo porta molti essere umani a perdere la fiducia in se stessi e a non trovare la forza per contrastare le avversità (naturali) della vita.
    Per quanto riguarda il tema della qualità della vita di Trieste: facile è fare una classifica con i numeri, ma deve essere anche elaborata un’analisi sociologica. La percentuale degli anziani è altissima, questo porta sicuramente nei giovani alla rinuncia nella speranza di uno sviluppo sia socio-culturale che ecnomico.

    Saluti

  1. 1 Trieste al quarto posto per il numero di suicidi, in Italia - Bora.La

Leave a Reply